È prodotto da oltre 4000 anni nella provincia cinese dello Yunnan, nella prefettura di Pu’er, da cui prende il nome. Deriva da una varietà di Camellia sinensis a foglia grande, è molto pregiato, ed è una categoria di thè a sé stante: l’unico ad essere invecchiato diversi anni, anche decenni, dopo il processo di lavorazione.
Dopo la raccolta, le foglie, come per i thè verdi, sono lasciate appassire al sole e poi asciugate per impedirne l’ossidazione; sono poi arrotolate e asciugate di nuovo, per poi essere pressate in forma di mattonelle, gallette o dischi, che vengono accatastati in apposite cantine sotterranee o grotte caldo-umide ad invecchiare e stagionare lentamente.
Lo sviluppo di batteri e muffe renderà il sapore del Pu’er (crudo o Sheng) intenso e deciso, simile alla terra bagnata, con un retrogusto di sottobosco e muschio, di legno, di cacao e di frutta, molto complesso e rotondo.
Più l’invecchiamento lungo, più migliora il gusto, che diventa man mano più morbido e meno astringente; ovviamente anche il prezzo sale di pari passo. I lunghi tempi richiesti dalla fermentazione, i costi elevati e il crescente interesse per questo thè hanno portato in Cina alla preparazione anche di un Pu’er alternativo (detto cotto o maturo o Shou).
Una fermentazione ed un invecchiamento “accelerati”, mediante tecniche di umidificazione controllata e accatastatura, simile ad un compostaggio, favoriranno lo sviIluppo di una microflora batterica particolare e permetterano di ottenere in pochi giorni o al massimo settimane un thè simile nell’aspetto e nel gusto a quello invecchiato.
Per preparare il Pu’er si usa acqua a 95-100°C; si mettono le foglie nella teiera o nella tazza, si versa l’acqua bollente e dopo circa 10 secondi si butta via l’acqua: questo passaggio serve a pulire e idratare le foglie compresse. Si aggiunge poi di nuovo acqua bollente, e dopo 30-40 secondi si filtra e si beve l’infuso. Il Pu’er è un thè che si presta a molteplici infusioni, anche 7-8 di seguito.